12 Aprile 2026
di: Loris Odorizzi
C’è un momento dell’anno in cui la Val di Non smette di essere semplicemente bella e diventa qualcosa di più. Succede in aprile, quando i meli si risvegliano e i pendii della valle si ricoprono di fiori bianchi e rosa in un’esplosione silenziosa e spettacolare che dura poche settimane. Quest’anno, come da 10 anni, quel momento ha avuto un nome e un indirizzo preciso: Fiorinda, a Mollaro, frazione di Predaia.
L’edizione 2026 si è conclusa domenica lasciando dietro di sé strade affollate, profumo di strauben e un consenso unanime: questa è stata una delle edizioni più riuscite di sempre. Due giornate di sole primaverile, aria fresca di montagna e una partecipazione di pubblico che ha confermato Fiorinda come uno degli appuntamenti outdoor e culturali più amati del Trentino.
Mollaro si trasforma: il borgo che per un weekend diventa il cuore della valle
Dalla mattina del sabato fino alla sera della domenica, Mollaro ha vissuto a ritmo accelerato. La Pro Loco di Taio, organizzatrice della manifestazione insieme a decine di realtà del territorio, ha introdotto un programma che non lasciava spazio alla noia: oltre 50 attività distribuite nelle due giornate tra laboratori, visite guidate, spettacoli, degustazioni, mostre e concerti.
Un formato che funziona perché non si rivolge a un pubblico solo. A Fiorinda ci sono i camminatori che vogliono attraversare i frutteti in fiore, i bambini che cercano il laboratorio giusto, i gastronomi che vanno dritti agli stand, gli appassionati di storia che prenotano la visita a Castel Thun. Tutti trovano qualcosa. Ed è proprio questa capacità di essere inclusiva — senza diventare generica — il segreto della longevità della manifestazione.
Il mercato: produttori e artigiani
Se c’è un posto dove Fiorinda mostra tutta la sua forza identitaria, è il grande mercato dei produttori. Quest’anno erano presenti oltre 30 aziende con una proposta che andava ben oltre la mela — che pure, ovviamente, era la protagonista assoluta sotto ogni forma: fresca, trasformata, in succo, in distillato, in crema.
Accanto alla mela, il territorio si è raccontato attraverso salumi e formaggi locali, miele di montagna, birre artigianali, vino, piante officinali, vivai con le prime piantine di stagione e persino cosmesi naturale. Un mercato vero, non una vetrina turistica, dove dietro ogni banco c’era un produttore con una storia da raccontare.
Parallelo al mercato alimentare, quello degli artigiani: con oggetti, tessuti, ceramiche e lavorazioni manuali che difficilmente si trovano altrove. Una sezione che ogni anno cresce e che sempre più visitatori scelgono come prima tappa della giornata.

Foto: Uff. Stampa PAT
Visite guidate: la valle si racconta
Uno degli elementi che distingue Fiorinda da una semplice festa di paese è la qualità del programma culturale. Le visite guidate hanno portato i partecipanti a scoprire luoghi e storie che spesso i turisti di passaggio non raggiungono.
Il percorso a Mondo Melinda e alle Celle Ipogee — realizzato in collaborazione con il consorzio Melinda — ha permesso di vedere da vicino come funziona una delle cooperative frutticole più grandi d’Europa, dalle celle di conservazione alla logistica. Un retroscena affascinante per chiunque abbia mai mangiato una mela Melinda senza sapere cosa c’è dietro.
Molto seguita anche la visita Ai segni del sacro, curata dall’Associazione Anastasia, che ha guidato i partecipanti alla scoperta del patrimonio religioso e artistico disseminato nella valle. E poi la centrale idroelettrica di Taio, il Santuario di San Romedio — meta imperdibile, incastonata nella roccia come un nido d’aquila — e Castel Thun, uno dei castelli meglio conservati del Trentino, con la sua storia millenaria che affaccia sulla piana nonesa.
Passeggiate tra i meli, mostre e Fondazione Trentina per l’Autismo
Tra le proposte più apprezzate, le passeggiate in campagna con il contadino: un’ora o due tra i filari in fiore, con qualcuno del posto che spiega il ciclo della stagione, i segreti della potatura, le difficoltà del mestiere. Un formato lento, autentico, lontano anni luce dall’esperienza turistica confezionata.
Spazio anche alla cultura con le mostre tematiche e, in particolare, con l’esposizione di quadri promossa da Casa Sebastiano e dalla Fondazione Trentina per l’Autismo: un contributo che ha dato alla manifestazione una dimensione sociale importante, accolta con calore dal pubblico presente.
Il grande ritorno dell’Infiorata
Se c’è stato un momento che ha fatto parlare più degli altri, è stato il grande ritorno dell’Infiorata grazie agli Infioratori di Fabriano, maestri di una tradizione che trasforma petali e materiali naturali in tappeti floreali di straordinaria precisione. Il risultato ha fermato i passanti, riempito i telefonini di fotografie e restituito alla festa uno dei suoi elementi più iconici.
A tavola: la cucina nonesa nei suoi piatti più autentici
Punti ristoro distribuiti nell’area della manifestazione, un menu che non cercava di stupire ma di nutrire bene con quello che la tradizione contadina nonesa sa dare il meglio. Polenta e salsiccia, canederli alla trentina, tagliata di manzo, burger, opzioni vegetariane. E poi i dolci: i tortei di patate e gli strauben, quei dolci fritti a spirale che al primo assaggio sanno di montagna, di sagra, di Trentino autentico.
Fiorinda 2026: un appuntamento che cresce ogni anno
Il risultato è una festa che funziona perché è genuina. Perché chi la organizza ci crede. Perché Mollaro, con i meli in fiore e il sole di aprile, è uno di quei posti che non ha bisogno di essere inventato: basta aprirlo al pubblico e il gioco è fatto.
Appuntamento al 2027!