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15 Novembre 2022

Alle cantine Rotari scopriamo i segreti del Trentodoc

di: Girovagando in Trentino

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La Cantina Rotari è una delle più significative strutture di produzione dello spumante Metodo Classico Trento DOC che esistono in Italia. Si tratta di una struttura moderna, integrata con il territorio circostante, dove i soci conferiscono le uve che poi vengono trasformate nel rinomato Trentodoc. Uve, Chardonnay e Pinot Nero, che vengono coltivate in Trentino sfruttando un clima montano ideale per ottenere spumanti complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili.

“Sono oltre quarant’anni – spiega il direttore generale Francesco Giovannini – che questo lavoro si sviluppa con grande successo e una sempre maggior valorizzazione dei prodotti, anche e soprattutto dal punto di vista qualitativo”. Non è un caso che Rotari Flavio Riserva Trentodoc abbia ricevuto per la nona volta consecutiva il prestigioso riconoscimento dei Tre Bicchieri di Gambero Rosso.

Rotari Brut, Rotari Brut Rosé, Rotari Curvée 28, Rotari Alperegis Brut, Rotari Alperegis extra Brut, Rotari Alperegis Rosé, Rotari Alperegis Pas Dosé, Rotari 40 e ovviamente il già citato Flavio, sono i prodotti di punta della cantina.

Come ricorda Fabrizio De Simone, brand ambassador di Rotary, nella Cantina tutto è curato nei minimi dettagli, a partire dalla stessa disposizione delle bottiglie che vengono posizionato con una determinata inclinazione e sottoposte a una specifica illuminazione. Ovviamente per la produzione si segue il Metodo Classico, cioè il più antico sistema per produrre vino spumante che si tramanda da oltre 400 anni.

Il processo viene seguito passo passo. Le uve per produrre il Trentodoc vengono raccolte manualmente e sottoposte a pressatura soffice affinché sprigionino gli aromi tipici del vitigno. Il mosto ricavato, una volta “illimpidito”, viene trasferito per la prima fermentazione in grandi contenitori d’acciaio dove la temperatura viene costantemente tenuta attorno ai 18 gradi.

In primavera invece, il vino base viene arricchito con zuccheri e lieviti per poi essere imbottigliato. Nelle bottiglie sigillate con il tappo a corona e riposte orizzontalmente, ha inizio la seconda fermentazione. Durante questa fase i lieviti lavorano e producono le bollicine di Rotari. Le bottiglie vengono poi ruotate giornalmente e gradualmente inclinate fino a raggiungere la posizione verticale cosicché i depositi della fermentazione si raccolgano nel collo della bottiglia.

Infine, grazie alla pressione interna, il tappo a corona già raffreddato viene fatto saltare eliminando tutti i depositi. A questo punto Rotari raggiunge il giusto equilibrio con l’aggiunta de “la liqueur d’expédition”, una miscela di zucchero e vini pregiati affinati in barriques, la cui ricetta di quest’ultima ovviamente è un segreto gelosamente custodito dalla cantina trentina.

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