Girovagando in Trentino

Escursioni naturalistiche: il tutorial

2 Agosto 2020

C’è chi sceglie la montagna per fuggire dal caldo torrido delle città e chi la sceglie per dare sfogo alla voglia di attività all’aria aperta. Quel che è certo è che come arriva l’estate è subito voglia di montagna.

Turisti e residenti, armati di zaino e scarponcini da trekking si mettono in moto per vivere il silenzio dei boschi e della quota. Ma avete mai pensato di trasformare la vostra gita in montagna in un’escursione naturalistica? 

Un piccolo upgrade, come direbbero oltre Manica, che può regalare grandi soddisfazioni ma che va affrontato con la dovuta esperienza e la necessaria attrezzatura.

Ne parliamo con Ettore Zanon, uno dei più autorevoli esperti e comunicatori di fauna alpina e direttore dell’Accademia Ambiente, Foreste e Fauna del Trentino.

Dott. Zanon, da sempre l’estate porta con sé una grande voglia di verde e di montagna. Molti appassionati appendono al chiodo gli sci da alpinismo per riprendere la stagione delle escursioni.  Quali sono le specie che si possono incontrare in questo periodo nei boschi trentini?

Le montagne trentine sono ricchissime di fauna e questo offre possibilità quasi infinite. Chiaramente ci sono specie più percettibili, anche solo per le loro grandi dimensioni, e più “popolari” come gli Ungulati, cioè cervo, capriolo, camoscio, stambecco e muflone. Se si sa come fare, è facile incontrarli e osservarli. D’estate, per chi ha voglia di salire in alta quota, un’osservazione “entry level” potrebbe essere quella dei gruppi femminili di camoscio, con le madri dedite ai nuovi nati che… si divertono giocando in gruppo. Lo stambecco, dove presente, è facile quanto emozionante da vedere. Il capriolo, col suo fulvo manto estivo che risalta nel verde, lo si avvista anche intorno agli abitati. Un pochino più impegnativa è invece l’osservazione dei cervi. Pure l’avifauna riserva grandi soddisfazioni, ma il periodo estivo non è dei più favorevoli per osservarla. Se però ci capita di seguire il volo maestoso dell’aquila o addirittura quello del gipeto, la nostra escursione si arricchirà di un ricordo indelebile.

Tutto questo senza dimenticare la prima regola: avere profondo rispetto per gli animali. Che significa prima di tutto non disturbarli, magari nel maldestro tentativo di girare un video con lo smartphone…

Quali sono gli orari migliori per un’escursione naturalistica?

Gli orari migliori sono quelli nei quali si concentra l’attività degli animali: per molti mammiferi e uccelli senza dubbio l’alba e il tramonto. Sono queste le ore in cui è più probabile osservare per esempio cervi o camosci. Ma alcune specie sono osservabili facilmente lungo tutto l’arco della giornata, mi viene in mente la marmotta. 

Quanto è importante l’abbigliamento nell’approccio all’osservazione naturalistica?

È molto importante, per due aspetti. Prima di tutto il confort dell’osservatore: si sta immobili a lungo e in montagna un’alba può essere decisamente fresca anche in piena estate. Poi c’è l’esigenza fondamentale di non farsi percepire dagli animali che si osservano, per non disturbarli. Ma evitiamo fraintendimenti: in molti mammiferi e negli ungulati in particolare, la vista non è granché sviluppata, in particolare nella percezione dei colori. In pratica, un cervo o un camoscio non distinguono il rosso dal verde. Quindi il mimetismo visivo si risolve facilmente: basta evitare forti contrasti e soprattutto stare fermi. Molto più efficienti sono l’udito e specialmente l’olfatto, per cui, soprattutto se l’osservazione è ravvicinata, bisogna fare sempre attenzione alla direzione dell’aria. Negli uccelli invece il senso “strategico” è proprio la vista, con una percezione molto più sofisticata della nostra. Riassumendo: abbigliamento confortevole, adatto a stagione e quota, che non sia rumoroso e senza contrasti cromatici. Naturalmente il verde è il colore più utilizzato.

Che attrezzatura specifica e da osservazione è opportuno avere per un’escursione tra i boschi?

Per osservare con soddisfazione la fauna selvatica è indispensabile dotarsi di strumenti ottici. Se possibile di alta qualità, visto che li utilizzeremo spesso all’alba o al tramonto, quando la luce è relativamente scarsa. 

Un binocolo è indispensabile. Poi, chi osserva la fauna con un approccio professionale (ricercatori, guardie forestali, cacciatori ecc.) si dota anche di un telescopio ad alto ingrandimento. Il telescopio non può essere utilizzato a mano libera, quindi va integrato con un cavalletto o altri supporti. Ovviamente questi strumenti si aggiungono a tutto ciò che è comunque necessario per un’escursione in montagna: calzature adatte, abbigliamento consono, zaino, kit di primo soccorso, bastoncini ecc. Non dimenticate berretto e guanti, anche in agosto!

I consigli dell’esperto, qualche trucco per vivere il bosco a 360 gradi…

Il primo consiglio è quello di informarsi, oserei dire studiare. E di farsi accompagnare in questa nuova esperienza da una guida preparata. Quando si osserva un animale selvatico conoscendone le caratteristiche e le abitudini, lo si comprende molto di più. Allora l’osservazione fa un salto di qualità e diventa appassionante sul serio. Il capriolo che vediamo non è più solo un grazioso “Bambi” ma… un maschio che sta marcando nervosamente il suo territorio estivo, oppure una femmina che sta pascolando e, anche se a noi sembra sola, ha il suo piccolo nascosto nell’erba poco distante. 

Osservando gli animali, nel tempo, si sviluppa empatia. Si vedono e apprendono cose straordinarie, per questo, stagione dopo stagione, l’osservazione della fauna non annoia mai.

Autore : Alessio Migazzi