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Il GIRO DELLA “LASTA”: le colline sopra Mori

  • Difficoltá
  • Durata:
    ore
  • Lunghezza
    km
  • Dislivello
    m
  • Altitudine Massima
    m slm

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Dalla piazzetta si segue via Salvotti fino a raggiungere piazza S. Maria a Bindis dove si innalza il campanile romanico sopravvissuto alla chiesa ormai scomparsa. Procedendo diritti si attraversa la piazza e si imbocca via S. Bernardino e poi via della Lasta che, dopo un centinaio di metri, svolta verso destra (indicazioni per l’itinerario “F09 Lasta – Pipel”) e conduce alle ultime case dell’abitato di Mori. Giunti al termine della strada (fig. 1) ci teniamo a sinistra e imbocchiamo il “Sentiero della Lasta”, principale collegamento del passato tra Mori Vecio e Manzano.

Il tracciato, che inizia subito a salire con pendenza piuttosto accentuata, conserva in buona parte il bellissimo fondo selciato (fig. 2).

Dopo circa mezz’ora di cammino si giunge alla “Lasta”, la levigata superficie rocciosa che dà il nome al percorso (fig. 3). Si prosegue e in una ventina di minuti incontriamo l’asfalto dove si continua a procedere in salita verso l’abitato di Manzano non ancora visibile.

Raggiunto il paese (fig. 4) è possibile fare una breve digressione, svoltando a destra in corrispondenza di una fontana coperta da tettoia, per una visita alla chiesa di Sant’Apollonia (vedi Cenni storici). Altrimenti si continua diritti verso piazza Negrelli dove una secca svolta a destra ci indirizza in salita verso la chiesa. Giunti alla chiesa, dopo circa un’ora e un quarto di cammino, si gira a sinistra.

Volendo accorciando il percorso procediamo diritti imboccando la VARIANTE (vedi descrizione) che conduce direttamente a Nomesino.

Fatti pochi passi si incrocia la strada (S.P. n. 45) che conduce a Lenzima, si attraversa e si continua lungo una stradina ripida, asfaltata che dopo una decina di metri si biforca. Prendiamo a destra e seguiamo l’antica strada romana detta “Strada de la Polsa o strada de Corniam”. Dopo una ventina di minuti circa dal paese, si incontra la carrozzabile che sale a Corniano. Seguendo l’indicazione ci dirigiamo a sinistra e procediamo in forte pendenza verso il paese in vista del campanile della chiesa di Sant’Agata (fig. 5).

In breve si raggiunge l’abitato (fig. 6), punto culminante dell’itinerario (976 m) dopo aver camminato poco meno di due ore.

Si affronta ora a ritroso il percorso seguito per salire fino a raggiungere il precedente bivio dove procediamo diritti per Nomesino. Giunti all’incrocio con la S.P. n. 45, nei pressi della Cappella di San Rocco, si gira a destra verso il paese di Nomesino (fig. 7) rimanendo sulla sede stradale.

Entrati nel paese prendiamo la prima deviazione a sinistra (via N. Sauro). Percorse poche decine di metri ci teniamo sulla destra seguendo l’indicazione “F09 Lasta – Pipel” e procediamo lungo la strada asfaltata che scendendo ci condurrà alla località Zéle (Celle), vasto altipiano coltivato sovrastante la parete rocciosa di Monte Albano.

Superiamo la fontana Aqualù, oltrepassiamo un antico capitello (fig. 8) e continuiamo a procedere in discesa sempre su strada asfaltata. Dopo circa mezz’ora da Nomesino si giunge alla località Zéle dove, tralasciando un bivio a sinistra, procediamo diritti sempre su fondo asfaltato attraversando la piana coltivata.

In breve l’asfalto cede il posto al fondo naturale. Lasciate alle spalle le ultime coltivazioni, il tratturo inizia a scendere verso Mori. Il tracciato diviene piuttosto ripido ed in numerosi tratti affiora l’antico fondo selciato. In una mezz’ora circa da Zéle raggiungiamo il punto panoramico “Cornocio” (fig. 9), un balcone di roccia da cui è possibile osservare il paese di Mori e le montagne circostanti.

Superato l’ultimo breve tratto ripido il percorso diviene meno impervio. Stiamo attraversando la fascia rocciosa sovrastante l’abitato di Mori. Poco prima di un capitello (fig. 10) svoltiamo a destra (indicazione “F09 Lasta – Pipel”) e proseguiamo diritti, evitando deviazioni a sinistra, lungo il tracciato che digrada dolcemente verso Mori tra il bosco e i terrazzamenti coltivati.

Raggiunte le prime case dell’abitato si procede diritti fino alla piazza Cà de l’Ora punto di partenza dell’itinerario.

VARIANTE

Giunti alla chiesa di Manzano si procede diritti (fig. 11) seguendo il vecchio tracciato per Nomesino che conduce in circa 15 minuti nella piazza del paese. Si procede verso Lenzima e al primo bivio a destra (via N. Sauro) ci immettiamo nuovamente sull’itinerario principale.

CENNI STORICI

Manzano

Il paese di Manzano (gens Mantius) si trova citato per la prima volta nel 1212.

Nel 2004, durante i lavori di ristrutturazione di un edificio risalente al XV secolo, è stata scoperta una stele in marmo – poi denominata “idolo di Manzano” – di una tipologia assai rara: gli esperti la ritengono una stele funeraria risalente addirittura alla fase finale del Neolitico (prima metà del IV millennio a.C.). Si tratta di un pregevole manufatto in marmo di cui sono noti solo quattro esemplari simili in tutta Italia.

Chiesa di Sant’Apollonia (Manzano).

In base al confronto tra quanto riportato dagli Atti visitali e il testo dell’iscrizione un tempo visibile sull’arco santo, la chiesa di Sant’Apollonia (fig. 12) dovrebbe risalire alla prima metà del Seicento, entro il 1646, eretta per volere di Paolo Vettori, di nobile famiglia locale, che ne era proprietario e ne deteneva il diritto di patronato.

Secondo la tradizione invece la chiesetta sarebbe stata costruita nel XV secolo dagli abitanti di Corniano sfuggiti ad una pestilenza che cancellò il paese e per questo sarebbe simile nella struttura alla più antica chiesa di Sant’Agata, appunto in località Corniano.

Risale comunque al secondo quarto del secolo l’apparato stucchivo dell’altare.

Corniano

A Corniano (toponimo probabilmente derivante da gens Corneliana) i numerosi ritrovamenti e l’antica strada romana detta “Strada de la Polsa o strada de Corniam”, che collegava Manzano a Corniano, confermano la presenza romana anche se è ipotizzabile una colonizzazione preistorica del luogo.

Il paese è citato per la prima volta in documenti del 1189. In tale periodo la comunità doveva avere già una certa importanza considerando che nel 1291 Corniano è definito come Villa con una propria regola. Nel 1339, data della descrizione giuridica della Val di Gresta, Corniano contava 23 fuochi contro i 20 di Nomesino e i 16 di Manzano. Dal 1472 in poi non si trova più traccia nei documenti dell’abitato di Corniano anche a causa della distruzione degli archivi (archivio di Manzano distrutto nel 1697). Sulle cause della scomparsa del paese l’ipotesi più accreditata fa riferimento ad un’epidemia di peste che ha costretto gli abitanti a scendere a Manzano. Gli episodi documentati di peste sono numerosi, ma è ragionevole ritenere che lo spopolamento sia avvenuto nel XVI secolo (l’ultimo intervento nella chiesa di Sant’Agata è datato 1537) in cui si sono verificati 3 episodi di peste, nel 1512, 1547 e 1574.

Chiesa di Sant’Agata (Corniano)

L’antica chiesa di Sant’Agata (fig. 13), un gioiello dell’architettura romanica ed uno dei monumenti più interessanti della Val di Gresta e del Comune di Mori, è datata intorno al IX secolo.

Nel giorno di Sant’Agata, la luce dell’alba che penetra dalla piccola finestra a croce latina sulla parete est dell’edificio, si concentra in un raggio che va ad attraversare l’apertura a croce greca (quattro rami eguali) della facciata principale.

I lavori conservativi eseguiti nel 2007 hanno portato alla luce tutti gli strati archeologici proponendo la chiesetta come esempio di arte e architettura dal IX al XV secolo.

Le pareti interne sono coperte da numerosi strati di intonaco, alcuni dei quali affrescati.

Nomesino

Nomesino è un paese antichissimo, abitato già nell’età del bronzo e colonizzato in epoca romana dalla “gens Numesia”.

Moltissimi i reperti archeologici, soprattutto sul dosso di castel Nomesino (localmente detto Castel Frassem), tra i quali la lapide di Emilia Maxuma (metà I sec. a.C. – metà I sec. d.C.), scomparsa ma, a riprova della sua importanza, trascritta da Theodor Mommsen, il grande studioso dell’Ottocento, nel suo corpus di iscrizioni latine. La scritta costituirebbe il più antico testo latino rinvenuto in Trentino.

La prima menzione documentaria della chiesa di San Martino a Nomesino risale al 1220.

Anche il castello di Nomesino, posto sul dosso omonimo a 919 m, attesta la lunga storia del villaggio. Appartenuto al ramo dei Castelbarco-Albano, il piccolo maniero in cui vivevano una quindicina di persone, fu distrutto dai veneziani nel 1440.

Informazioni storiche tratte anche da “Corniano. Storia di un villaggio scomparso e ritrovato” di Marco Galvagni.

Testi e foto a cura di: Claudio Francescatti

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