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Attività:

LAGO DI S.COLOMBA E MONTE BOSENTINO

  • Difficoltá
  • Durata:
    ore
  • Lunghezza
    km
  • Dislivello
    m
  • Altitudine Massima
    m slm

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Escursioni a bassa quota – 27 novembre 2004
Sul web proponiamo questa volta due escursioni a bassa quota nei dintorni di Trento. Non sempre si ha voglia, per via del tempo più o meno inclemente o anche per pura pigrizia, di fare lunghe escursioni, specie l’inverno quando le temperature non sono proprio invitanti e il sole tramonta presto. Magari l’allenamento non è dei migliori e non desideriamo stancarci troppo. Cosa c’è di meglio quindi che una rilassante passeggiata fuori porta?

Lago di S. Colomba e Monte Bosentino
Proponiamo due escursioni nei dintorni di Trento, totalmente prive di difficoltà, ideali in qualsiasi stagione per una “sgambata soft” di mezza giornata. La prima è una rilassante passeggiata fino al bellissimo laghetto di S. Colomba, la seconda escursione consiste nella breve salita al Monte Bosentino ai piedi della Marzola. Sono percorsi adatti anche con la neve, a piedi con dei buoni scarponi o con le ciaspole (quello di S.Colomba è bellissimo anche con gli “sciotti” da sci escursionismo o da fondo). Sulle colline che circondano Trento ci sono infinite possibilità di escursioni: un fitto reticolo di sentieri, stradine di campagna o forestali, percorrono i fianchi delle montagne che circondano la città: Bondone, Vigolana, ma soprattutto Marzola e Calisio che hanno il vantaggio di essere soleggiate fino a tardi nell’inverno. Si tratta di mettersi a tavolino con una buona carta in scala 1:25.000, nel nostro caso la Kompass n. 647 “Trento e dintorni” e studiarsi il percorso. Non è indispensabile trovare una cima o una meta a tutti i costi, si possono ideare interessantissimi percorsi ad anello concatenando vari sentieri.

ITINERARIO 1

Descrizione
Bellissimo percorso, in gran parte pianeggiante, che si snoda per stradine e sentieri per bei boschi, al margine del vasto e insospettabile altopiano (Altopiano di S. Colomba) che si stende a nord est del Monte Calisio m 1096, fino allo splendido Lago di S. Colomba (raggiungibile anche in auto prendendo la strada per Lases in Valle di Cembra e svoltando al bivio per Seregnano/S.Agnese). Chi si sentisse particolarmente avventuroso e dotato di ottimo senso dell’orientamento, può abbandonare il comodo sentiero principale e sfidare l’intrico di stradine per inventarsi decine di percorsi diversi o alternativi. ATTENZIONE: non abbandonare i sentieri battuti poiché tutta la zona, in quanto ex zona mineraria, è interessata dalla presenza di numerosi pozzi. Fin dall’antichità infatti sul Monte Calisio si estraeva l’argento, e perciò era detto anche “Argentario”. La SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) ha trovato oltre 160 imbocchi di gallerie ancora aperti, metà verticali e metà orizzontali (dette localmente “i canopi”). Sono moltissimi gli imbocchi chiusi o interrati, spesso nascosti e camuffati dalla vegetazione: camminare sul fondo di questi “imbuti” nel terreno può essere quindi assai pericoloso. Lungo il percorso si possono comunque osservare, in assoluta sicurezza, molti di questi imbuti profondi parecchi metri; quindi una fornace detta “calcara” per la produzione della calce, e l’interessante biotopo Le Grave con rarità botaniche e faunistiche. Tra queste, segnaliamo i “pini bonsai”, le orchidee di palude, lo splendido gladiolo di palude (Gladiolus palustris), la ninfea (Nymphaea alba) e l’utricolaria (Utricularia minor), una pianta insettivora che vive completamente sommersa. Il termine dialettale “grave”, con tutte le sue varianti locali, indica attualmente un ghiaione, un cumulo di ghiaia oppure un luogo ove si scaricano ghiaia o sassi. La porzione del Doss Le Grave inclusa nel Biotopo si presenta proprio costituita da una gran quantità di “ghiaia” di porfido che conferisce al territorio un aspetto “semidesertico” molto affascinante. L’origine di questo particolare ambiente è legata all’attività umana: l’imponente accumulo di ghiaia e sassi è infatti costituito da materiale di scarto derivante dall’attività estrattiva dell’argento che, negli anni dal 1000 al 1500 circa, ha interessato tutto l’altopiano del Calisio-Argentario. Poco a nord del biotopo “Le Grave” si trova un altro interessante biotopo, quello del Monte Barco.

Percorso
Gli “attacchi” possibili per questo itinerario sono tre, secondo la lunghezza che si intende percorrere: da Montevaccino (8 km a/r), da Bosco di Civezzano (4 o 8 km a/r) oppure dal Rifugio Campel sopra Villamontagna. Il rifugio è tra l’altro rinomato per la cucina con specialità quali speck, lucanica, formaggi, canederli, strangolapreti, lasagne, coniglio, puntine di maiale, polenta e salsiccia (tel. 0461/ 209070). Dal rifugio Campel si prende la stradina che si inoltra subito nel bosco passando sul versante settentrionale del crinale (sentiero 421), quindi per 2 buoni km pianeggianti si percorre la forestale fin quasi a raggiungere l’ex Forte Casara (ruderi). Circa 250 metri prima, si prende il bivio sulla destra, verso nord, che attraversa un ampio prato denominato “Prà Grande”. Aggirata una collinetta si attraversa la parte superiore del prato per proseguire nel bosco, addentrandosi nella zona mineraria dell´altopiano dell´Argentario. Superato il bivio dove si collegano i sentieri provenienti da Montevaccino e da Bosco, si continua con numerosi saliscendi fra prati e boschi lungo le pendici orientali del Monte Corno, fino al quadrivio a sud del Monte Gallina. L´itinerario prosegue costeggiando ad est il Monte Gallina, fino a raggiungere la zona paludosa del biotopo “Le Grave”, quindi risale brevemente una valletta ricoperta da un bosco di abeti e pini silvestri fino alla strada provinciale nei pressi dell’alberghetto sulla riva del lago di S. Colomba. Il ritorno avviene per la medesima via dell’andata, percorrendo eventualmente le brevi varianti collegate.

ITINERARIO 2

Ai piedi della Marzola
Il Monte Bosentino è una modesta e poco conosciuta montagnola che sfiora appena i 1000 metri (991): in realtà si tratta di una propaggine della più nota Marzola, ovvero una lunga dorsale che si protende verso sud est e termina sulla cima boscosa e pianeggiante del Monte Bosentino. E’ una magnifica e tranquilla passeggiata che si svolge interamente su strada forestale, con belle e inedite visuali sulla Vigolana, la zona di Bosentino, Vattaro e Centa S. Nicolò. I motivi di interesse, oltre al paesaggio, sono costituti dal Santuario della Madonna del Feles (vedi legenda) e dal vicino Castel Vigolo (vedi legenda). Secondo un’antica tradizione locale, il santuario sorge nel luogo in cui, nel 1620, un pastorello muto avrebbe riacquistato la favella dopo l’apparizione della Madonna, che lasciò l’impronta della sua mano su una pietra. Sul posto fu eretto un capitello. La chiesa fu edificata successivamente dai parrocchiani nel 1729, e nel 1933 fu costruito il campanile e la tettoia sopra l’entrata. Il santuario della Madonna del Feles, che ha nei pressi anche una “fonte miracolosa”, era fino a non molti anni fa meta di un nutrito pellegrinaggio da parte dei fedeli, che visitavano anche i santuari di Montagnaga (Altopiano di Piné) e Pietralba (Alto Adige). A pochi passi dal santuario, su una panoramica collina, sorge Castel Vigolo, un antico castelliere. Pare che il luogo servì da estremo rifugio a nuclei di popolazioni primitive risalenti all’età del Bronzo (1500-900 a.C) e del Ferro (900-100 a.C). Fu in seguito insediamento fortificato, e in epoca romana presidiava la strada che collegava la Valsugana con Trento. Il castello, nella ricostruzione secentesca, ha perduto il suo carattere di fortezza medioevale. L’edificio di recente restauro (non visitabile), è adornato da eleganti bifore e monofore cinquecentesche, alcune delle quali sono fregiate dallo scudetto nobiliare dei Tabarelli de Fatis di Terlago, che si impossessarono del castello verso la fine del 1477. Dell´antica cintura difensiva rimane la torricella quadrangolare e taluni elementi di cortina.

Percorso
Da Bosentino si prende la stradetta di campagna (asfaltata) che sale al Santuario (indicato da tabelle, via Crucis lungo la via). Poco a monte del Santuario occhio alla cartina poiché d’ora in avanti la segnaletica è pressoché assente e con parecchi bivi. Sul tornantino a pochi passi da Castel Vigolo c’è il bivio con un sentiero che si stacca verso est e traversa un fittissimo bosco. Si superano alcune case e dopo circa un km ci si ricongiunge con la strada forestale che sale direttamente da Bosentino. Di qui in avanti non ci sono problemi, basta seguire la forestale che sale gradualmente fino alla bella cima pianeggiante e boscosa. Si prosegue verso nord per tracce, fino ad intercettare la strada forestale che scende verso il vivaio forestale (chi vuole può allungare il percorso proseguendo verso nord ovest fino a Sorti-Baito del Gusto, per poi scendere lungo la forestale contrassegnata dal sentiero 437, badando a non perdere il bivio di rientro che attraversa il rio Rombonos poco sotto quota 864 metri). Dal vivaio forestale si cala, sempre seguendo la strada forestale con tornanti, fino a Castel Vigolo, e quindi rientro per Bosentino.

Questi che vi abbiamo descritto sono soltanto due piccoli esempi di escursioni brevi nei dintorni di Trento tra le migliaia possibili. Con l’aiuto della cartina, vi invitiamo a scovare voi stessi nuovi itinerari, e magari a segnalarceli. Ma torneremo presto sull’argomento, è una promessa 🙂

testi e foto di
Alessandro Ghezzer

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