19 Luglio 2022

I 10 rifugi del Trentino Gluten Free. In alta quota senza glutine

di: Girovagando in Trentino

Secondo le stime del Ministero della Salute è stato calcolato che nella popolazione italiana il numero totale di celiaci si aggiri intorno ai 600.000, con una prevalenza dell’1%. Il problema è che i casi diagnosticati si fermano a 233.000, ciò significa che molte persone non sanno di avere a che fare con la celiachia. Il secondo problema è che la celiachia è una condizione cronica la cui unica terapia nota è una rigorosa dieta senza glutine che il paziente deve seguire per tutta la vita.

Proprio per questo l’Aic, l’Associazione italiana celiachia si batte per aumentare la consapevolezza su questa enteropatia e per aiutare le persone che devono conviverci. L’Aic infatti nasce nel 1979 grazie all’iniziativa di alcuni genitori di bambini celiaci in un periodo dove le conoscenze sulla celiachia erano scarse. Ciò comportava una completa assenza di tutele e assistenza nell’affrontare una malattia di cui si conosceva ancora pochissimo.

Oggi l’Associazione si è fatta portavoce dei pazienti celiaci e delle loro istanze in tutti i più importanti contesti istituzionali. “La nostra associazione è attiva da oltre 35 anni nella provincia di Trento”, spiega Luca Floriani vicepresidente dell’Associazione italiana celiachia (Aic). “Le nostre attività spaziano molto e vanno dal supporto, compreso quello psicologico, per i celiaci e le loro famiglie fino alle attività di sensibilizzazione”.

Nelle scuole è stato attivato il progetto “fuori dal glutine”, qui sotto forma di gioco vengono introdotte le questioni che concernono le diete speciali all’interno delle mense scolastiche. Fra le altre attività c’è anche quella di fare formazione nelle varie scuole alberghiere, un modo per aumentare la consapevolezza fra i professionisti che un domani lavoreranno in cucina. Fiore all’occhiello dell’associazione è il progetto “alimentazione fuori casa” che grazie al supporto di professionisti e volontari permette di monitorare e informare oltre 130 strutture trentine affinché i celiaci possano avere un pasto senza glutine e quindi sicuro per la propria salute.

Affinché un locale entri nel circuito “alimentazione fuori casa” ci deve essere un primo contatto con l’associazione, dopodiché si tengono dei corsi periodici per la formazione del personale mentre la struttura viene seguita dai professionisti e dai volontari dell’associazione. Infine si firma un protocollo d’intesa così si entra a far parte del circuito con il locale che si impegna a seguire le indicazioni per una cucina senza glutine.

Anche la Sat si è interessata al problema instaurando una collaborazione con l’Aic. In questo modo è stato possibile attivare dei corsi dedicati ai gestori delle strutture montane come i rifugi. Alcuni gestori dei rifugi hanno aderito al protocollo “alimentazione fuori casa” in modo da offrire e garantire pasti scuri senza glutine agli escursionisti celiaci. Fra questi si annoverano: rifugio Vincenzo Lancia, rifugio Casarota “Livio Ciola”, malga Cambroncoi, rifugio Cima d’Asta “O. Brentari”, rifugio Treviso, rifugio Roda di Vael, rifugio Monzoni Torquato Taramelli, rifugio Silvio Agostini, rifugio Tuckett Quintino Sella e infine rifugio Solander. Qui è possibile conciliare un’escursione in montagna con gli ottimi piatti senza glutine preparati ad hoc.

“Sono dieci anni che facciamo cucina senza glutine – racconta Roberta Silva gestrice del rifugio Roda di Vael – perché qualche amico del cuoco era celiaco, così abbiamo introdotto questo tipo di servizio nel menù”. Marco Ghizzoni è lo chef del rifugio da ormai 5 anni: “La cucina qui è molto diversa rispetto a quella di un ristorante o di un albergo, dobbiamo affrontare maggiori difficoltà. La cucina senza glutine in rifugio necessità di maggiori accortezze ma è praticabile. Noi usiamo prodotti specializzati e lavoriamo in spazi dedicati con linee separate”.

Anche Emanuele Tessaro del rifugio Cima d’Asta ha sposato la cucina senza glutine. “Qui si trovano prodotti dedicati per i celiaci, fra le specialità abbiamo anche una vasta gamma di dolci, mentre sul menù sono specificati i cibi senza glutine”. Dal canto suo pure Lorenza Delama gestrice del rifugio Casarota ha aderito al protocollo “alimentazione fuori casa”: “Ci mettiamo tutto l’impegno possibile perché sappiamo che è una questione importante”.

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