17 Settembre 2014

I ghiacciai in Trentino: istruzioni per l'uso (e la manutenzione)!

di: Alessandro Vaccari

L’escursione alla Presanella ci da lo spunto per aggiornarci sullo stato di salute dei ghiacciai Trentini. Lo facciamo con Stefano Fontana, Vice Presidente Sat e glaciologo del Comitato Glaciologico Trentino della Sat.

Stefano, quali sono i ghiacciai più significativi in Trentino?

Careser e La Mare (Gruppo Ortles Cevedale), Lobbia e Mandrone (Gruppo dell’Adamello) Agola (Gruppo del Brenta). E ancora Marmolada, Presena, Presanella ed il ghiacciaio della Fradusta nel Gruppo delle Pale di San Martino. Il Trentino conta su circa 120 ghiacciai, il più grande dei quali per estensione è quello dell’ Adamello- Mandrone, nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta.

Dopo un inverno estremamente nevoso, si è portati a pensare che i ghiacciai aumenteranno il loro volume. In realtà sappiamo che non è proprio cosi.

Inverni con abbondanti nevicate ed estati fresche sono le condizioni favorevoli ai ghiacciai: alle nostre latitudini però una sola stagione non è sufficientemente significativa, perché la neve impiega dai tre ai cinque anni a trasformarsi in ghiaccio. Abbiamo appena iniziato la campagna glaciologia che ogni anno la Sat svolge in collaborazione con il Muse e Meteotrentino della Pat e, dai primi dati raccolti, possiamo dire che nella zona di fusione del Ghiacciaio del Mandrone, a più bassa quota, la perdita di ghiaccio è inferiore rispetto alle scorse stagioni. Ma la buona estensione della zona di accumulo nella parte alta del ghiacciaio, ovvero dove è rimasta la neve dell’ultimo inverno, fa ben sperare ai fini di un bilancio finale positivo.

Quali sono i pericoli ai quali prestare particolare attenzione quando si effettua un’escursione sul ghiacciaio?

In generale i ghiacciai si trovano ad altitudini abbastanza elevate e quindi bisogna sempre essere informati sulle condizioni meteo e sulla loro evoluzione perché, in questi ambienti, possono esserci anche dei bruschi abbassamenti di temperatura e quindi bisogna essere equipaggiati adeguatamente. Per evitare altri pericoli, come ad esempio la caduta nei crepacci, è sempre necessaria attenzione e una adeguata attrezzatura (ramponi, piccozza e imbrago) e procedere legati in cordata. Se non si ha una sufficiente esperienza e preparazione è meglio affidarsi ad una Guida Alpina.

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AUTORE DEL POST:

Alessandro Vaccari

Partito dal mondo degli eventi, si dedica al coordinamento di enti del terzo settore, al giornalismo agri-turistico, all'organizzazione di progetti formativi, all'animazione territoriale con particolare riferimento a temi come la ruralità, il territorio e la sostenibilità (ambientale e sociale).

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