30 Ottobre 2020

Le Reti di Riserve: avamposti per la salvaguardia e valorizzazione ambientale

di: Alessio Migazzi

Il sistema delle Reti di Riserve è uno dei progetti più innovativi nell’ambito della tutela dell’ambiente in Trentino tra quelli attivati negli ultimi dieci anni. 
La Rete rappresenta un nuovo modo di gestire e valorizzare le aree protette di Natura 2000 già esistenti attraverso il metodo della partecipazione responsabile e con il diretto coinvolgimento delle comunità e della politica locale. 
Le Reti nascono con lo scopo di preservare e valorizzare le zone speciali di conservazione presenti nell’area in un’unica gestione, comprendendo siti protetti, aree ad elevato pregio ambientale non ancora tutelate e corridoi ecologici. Il progetto ha l’obiettivo di integrare l’economia del territorio con il mantenimento della qualità dell’ambiente e degli assetti naturalistici e con le potenzialità di crescita economica, sociale, di valorizzazione culturale e turistica.

Quali sono le Reti di Riserve che fanno riferimento la Bacino imbrifero dell’Adige?

Rete di Riserve del Monte Baldo

Il Parco Naturale Locale del Monte Baldo è un balcone a picco sul Garda che guarda verso la Pianura Padana. Famoso per la definizione di “Hortus Italiae”, Giardino d’Italia. Il Baldo è da sempre il luogo ideale di raccolta di specie officinali, di studio delle loro possibili applicazioni e di ricerche nel campo della botanica, della geologia e di altre scienze naturali.
Il Parco rappresenta un sistema territoriale che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse, si presta a una gestione unitaria, con preminente riguardo alle esigenze di valorizzazione e di riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali, nonché allo sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili con le esigenze di conservazione.

Rete di Riserve del Monte Bondone

La Rete di Riserve Bondone è nata nel 2014 dalla volontà di cinque Comuni (Garniga Terme, Terlago, Trento, Villa Lagarina) attraverso un Accordo di Programma siglato dai Comuni stessi, dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Comunità della Valle dei Laghi, dalla Comunità della Vallagarina, dal Consorzio BIM dell’Adige, nonché dalle Asuc di Castellano e Sopramonte e dall’Agenzia Provinciale per le Foreste Demaniali.
La Rete di Riserve Bondone, estesa per un totale di oltre 1.100 ettari di aree protette in cui sono presenti otto Zone Speciali di Conservazione, occupa un’area disposta attorno al gruppo montuoso Bondone-Stivo. 
Un oasi ecologica che fa da contorno alla città di Trento e alla Valle dell’Adige, e che include il crinale montuoso del Soprassasso, il Doss Trento e la dorsale Bondone-Stivo estendendosi sino ai laghi di Terlago e Lamar. Anche in virtù di un’orografia accidentata che varia dalle alte quote del Cornetto a quote più basse della piana di Terlago, l’area è caratterizzata da vaste superfici con condizioni ambientali fondamentalmente integre e molti habitat non frammentati (ambienti forestali, pascoli e praterie secondarie, ecc.).
In questo territorio montano le attività agro-silvo-pastorali hanno plasmato un ecomosaico ben diversificato, impreziosito da numerosi elementi di pregio naturalistico.

Rete di Riserve Alto Noce

La Valle di Sole è da tutti conosciuta come la Valle dell’acqua. In questo territorio fiorente è il business legato agli sport acquatici quali Rafting e Kayak che sfruttano la portata regolare del Fiume Noce e le sue pendenze quesi sempre favorevoli ad una percorrenza in sicurezza a bordo di gommoni e canoe.
Il Fiume Noce non è solo sport, presenta infatti elementi ambientali di tale suggestione che concorrono ad identificare la valle come una fra le più interessanti valli alpine oltre a rappresentare un collegamento naturale ecologico tra il Parco Nazionale dello Stelvio e il Parco Naturale Adamello Brenta.
La Rete ha permesso di realizzare il Parco Fluviale del Noce come previsto dal Piano Territoriale di Comunità e tra le aree di maggior valore naturalistico può contare sui Siti della Rete Natura 2000 (Torbiera del Tonale, Ontaneta di Croviana-Rio Plaucesa e il monte di Arnago), le Riserve locali e il corso del torrente Noce.

Rete di Riserve Val di Cembra Avisio

La Rete è situata in Val di Cembra nel Trentino centro-orientale, lungo i versanti orografici destro e sinistro del torrente Avisio.
L’ambiente dell’Alta Val di Cembra è un susseguirsi di zone umide caratterizzate da torbiere in diversi stadi di evoluzione che valorizzano dal punto di vista scientifico e conservazionistico la dorsale montuosa che separa la valle dal solco dell’Adige. L’allineamento di dossi e di depressioni ricche di ecosistemi forestali di alto valore naturale alle quote più alte, i terrazzi glaciali alle quote intermedie dove si sono sviluppati i centri abitati principali, le incisioni e forre del torrente Avisio costituiscono preziose testimonianze del glacialismo e della successiva attività morfogenetica determinata dalle acque superficiali.
Il percorso del torrente Avisio si segnala per la singolarità dei suoi scorci, così come per i preziosi angoli incontaminati che ancora ospita.

Rete di Riserve Val di Fassa – Cordanza per l patrimonie de fascia

La “Rete di Riserve della Val di Fassa – Cordanza per l patrimonie naturèl de Fascia” si estende sul territorio fassano per ben 6.900 ettari e la aree costituenti la Rete si trovano sia in destra che in sinistra orografica della parte più a monte del torrente Avisio. La Rete di Riserve si contraddistingue, oltre che per aspetti naturalistici e paesaggistici unici, per l’elevata variabilità di habitat presenti, ricoprendo molto spesso un ruolo fondamentale per la presenza e la riproduzione di specie vegetali e animali in via d’estinzione. La Rete di Riserve della Val di Fassa è l’unica Rete che comprende al suo interno due gruppi dolomitici riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta della parte trentina della Marmolada e della parte trentina del Latemar-Catinaccio-Sciliar, quest’ultima condivisa con la vicina Val di Fiemme. Coincide con il corso superiore dell’Avisio, dalle sorgenti presso il lago di Fedaia alla confluenza del Rio San Pellegrino, presso Moena, sino poi a scendere all’abitato di Forno, ove confluisce il rio di Val Sorda. Gli insediamenti sono per lo più collocati su conoidi di fondovalle o di primo versante e disposti per la maggioranza in sponda destra Avisio. Dal punto di vista geo-litologico la valle si caratterizza per i complessi calcarei o calcareo-dolomitici, generalmente disposti sulla sinistra orografica (Latemar, Catinaccio; Sassolungo; Sella e Marmolada), a cui sottostanno potenti banchi di Arenarie della Val Gardena e marne; in destra orografica, assieme ad altri gruppi dolomitico-calcarei (Costabella), si trovano anche alcuni massicci caratterizzati dai tipi vulcanici effusivi e cristallini (Buffaure, Monzoni, Lusia)

Rete di Riserve di Fiemme

La rete di riserve di Fiemme si estende, in destra orografica del torrente Avisio, tra il Parco Naturale Monte Corno ed il Passo di Costalunga, il passo che separa il massiccio del Latemar dal gruppo del Catinaccio. Le sue riserve interessano gran parte della Val di Fiemme ma anche una piccola porzione della Val di Fassa, due tra le più belle vallate del Trentino nonché di tutta la zona dolomitica. La ricchezza del paesaggio rurale e la presenza di diversi eccezionali ambienti sono gli elementi che più caratterizzano la rete di riserve Fiemme-Destra Avisio e che ne fanno oggi uno degli importanti presidi di biodiversità dell’arco alpino. Il corretto rapporto simbiotico instaurato tra l’ambiente e le sue genti è invece il grande pilastro sul quale, da molti secoli, poggia tutto questo. Il paesaggio è segnato dal solco dell’Avisio e dalla catena del Lagorai, le cui pendici boscose sono interrotte da numerose convalli e le cui vette, già percorse dal fronte della Grande Guerra sono oggi tutelate a mezzo di numerosi SIC e della “ZPS Lagorai”. La Val di Fiemme è caratterizzata da estese foreste di conifere, in particolare di abete rosso, che coprono più del 60% del territorio e che hanno a lungo sorretto una economia di commercio e lavorazione del legname che ben si integrava con le attività agricole e pastorali. Ora la valle vive di attività diverse, che comportano un rapporto nuovo e più complesso con il territorio e le sue risorse, ma permane ancora il ruolo cardine della Magnifica Comunità e la vitalità delle proprietà collettive. Molto affermato il Parco Paneveggio-Pale di San Martino, che coinvolge il territorio della foresta di Paneveggio e l’area di Lusia.

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AUTORE DEL POST:

Alessio Migazzi

Appassionato di management e strategia d’impresa, ha lavorato prevalentemente nel campo della comunicazione come project & marketing manager sia come responsabile di produzione di format tv, settore che tutt’ora segue con grande interesse.

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