Girovagando in Trentino

Maso Zandonai, da mille anni custode di S.Ilario

27 Agosto 2014

Ci sono posti che non smettono mai di trasmettere storia. Pur se vicini a palazzi o capannoni, pur se costeggiati da una trafficata strada, questi luoghi si presentano con elementi architettonici, paesaggistici, un muro, un campo seminato, una chiesetta, che riconosciamo subito come testimoni di un’epoca passata. Maso Zandonai (o Maso Tacchi, come qualcuno lo ricorda) è uno di quei posti.

Percorrendo la strada che da nord porta a Rovereto, poco dopo il paese di Volano, si costeggia verso la collina un vecchio muro che termina con un piccolo campanile. Il complesso trasmette il sapore dell’antico, del medioevale, come se quel muro di cinta proteggesse e nascondesse un prezioso e grande podere. Dall’esterno si respira l’aria della città, su una strada che indubbiamente toglie un po’ di poesia. Entrando dal vecchio cancello però si ritrova subito una dimensione contadina, che si mostra con i meleti, i vigneti, i prati, il bosco, il castagneto, i vecchi caseggiati. Ad azzardare un paragone, sarà la forma e l’organizzazione, saranno le vecchie stalle, sarà il terreno attorno, ma ricorda molto la struttura romantica dei masi chiusi altoatesini.

Questo antico podere conta su circa 20 ettari di territorio, di cui 10 di terreni agricoli. La storia inizia mille anni fa. E’ il 1197 quando viene consacrata la chiesetta romanica di Sant’Ilario, elemento di pregio tutt’ora incluso nella struttura. Inizialmente funge da lebbrosario, ma con il passare degli anni il maso diventa punto di riferimento per l’intera Vallagarina e per i viandanti. E’ un passaggio quasi obbligato in valle, l’Adige scorre vicino al maso (il corso del fiume è stato in seguito deviato) e c’è anche un porto sul fiume navigabile. Il maso vive alterne vicende, divenendo ora residenza della borghesia, ora riparo per i soldati spagnoli. Ogni epoca lascia un segno, ogni dominazione aggiunge un muro, una stalla, un breve tratto di casa. Valentina Candioli, giovane architetto che ha analizzato nel dettaglio la cronistoria costruttiva, ci racconta che dal punto di vista architettonico il maso rappresenta un esempio considerevole di diverse tecniche di costruzione, con differenti materiali, frutto delle differenti epoche in cui è stato modificato. I terreni attorno vivono stagioni di rigogliosa coltivazione e periodi di abbandono totale, sotto il dominio spagnolo. Il maso viene danneggiato dai bombardamenti durante la prima Guerra Mondiale. Tra le due guerre la proprietà è dei Tacchi, famiglia della borghesia roveretana.

Nel 1947, gli Zandonai sono una famiglia contadina di Pedersano. Maddalena e Severino hanno 13 figli. Il maso offre spazio per tutti, pascoli per le bestie e campi da lavorare. Decidono di acquistarlo e da allora la famiglia Zandonai abita questi luoghi.

Un luogo cosi ispira pensieri ed azioni che uniscono storia e agricoltura, innovazione e tradizione. Michela, la più giovane di famiglia, dopo la laurea in mediazione linguistica con una tesi sugli Agriturismi trentini, ha fatto esperienza in alcune aziende agricole biologiche e biodinamiche in Italia. A lei ed al suo compagno Lorenzo viene in mente un’idea: ristrutturare una parte di maso, per viverci e per farne sede di un’azienda agricola, che venderà ortaggi a filiera breve.

Per ora sono progetti e tra poco inizierà la realizzazione. Parte del caseggiato sarà ristrutturato, con attenzione a mantenere le valenze storiche delle costruzioni. Mezzo ettaro di terreno sarà lavorato ad orto a partire dalla prossima primavera. Il progetto prevede anche l’organizzazione di percorsi didattici per scoprire la storia, la natura ed il paesaggio del maso. Magari con l’aiuto di qualche animale, come gli asini ai quali Michela è molto affezionata e che fino a poco tempo fa pascolavano questi prati vicino ai numerosi caprioli che frequentano la zona.

Pur non senza difficoltà, gli Zandonai continuano a far vivere il maso, pezzo di memoria storica della città che non deve tradire la propria vocazione agricola e rurale.

Autore : Alessandro Vaccari