24 Settembre 2021

Valle del Sarca: ritorno alle origini della viticoltura

di: Girovagando in Trentino

Ottobre si avvicina, e il familiare profumo dell’uva fresca inizia già a riemergere nelle nostre cucine e sulle nostre tavole. Affidandoci al nostro raffinato olfatto siamo tornati in zona Sarche di Toblino, dove ogni anno si svolge una ricca e prestigiosa vendemmia. Qui impieghiamo ben poco a perderci nell’ipnotico trambusto dei viticoltori, tutti alle prese con questa importante operazione introduttiva dell’autunno.

Qualità, Territorio, Bio: tre pilastri per un futuro radioso

Sappiamo bene che la vendemmia è la prerogativa per un grande vino di qualità. Ma come si svolge, esattamente, questo processo? E quali sono le basi da porre per poterne ricavare un vino di alta qualità? Siamo con Bruno Lutterotti, produttore biologico e presidente della Cantina Toblino, che oggi cercherà di dare una risposta alle nostre domande.

“Qui in Cantina Toblino la vendemmia rappresenta una delle fasi più importanti e delicate per arrivare alla produzione del vino finito. Proprio perché va a chiudere l’intero ciclo delle lavorazioni, noi prestiamo sempre particolare attenzione a questa operazione. Innanzitutto, la nostra è una vendemmia manuale: questo ci permette un’accurata selezione dei grappoli, mediante la rimozione di tutte quelle parti che magari non soddisfano i nostri standard di qualità. La raccolta manuale ci garantisce un grande vantaggio strategico in questo senso.”

Parliamo della Nosiola, un vino autoctono a bacca bianca molto importante per voi e per il territorio. Su questo avete voluto lanciare un progetto specifico, che ha portato anche ad importanti riconoscimenti. Un vino identitario: cosa significa?

“Precisiamo che la Nosiola è l’unico vitigno bianco a bacca bianca autoctono di tutto il Trentino. In questo senso, per noi, questa varietà è anche motivo di recupero dell’identità di un territorio. Da qui parte un progetto che è ormai al suo quarto anno e che vede coinvolta tutta la Cantina: una solida base sociale che va a ricomprendere tutti i nostri collaboratori, assieme alle varie competenze specifiche. Vogliamo arrivare a dare una precisa connotazione, ed un preciso valore, alla Valle dei Laghi e ai suoi territori. La Cantina è stata recentemente premiata – per l’ennesima volta – dal Gambero Rosso con il Premio Tre Bicchieri: questo a testimonianza non tanto di una medaglia da esibire, ma del grande potenziale e del valore che questo speciale vitigno può apportare al territorio. Si tratta per noi di un proficuo investimento.”

La valle sta guardando al futuro anche attraverso il biodistretto, ponendo sempre la qualità ambientale al centro dell’attenzione. Sappiamo che persino l’Unione Europea ha puntato la sua attenzione su questo territorio per questi motivi.

“Sì. Già da tempo abbiamo intrapreso questo percorso che cerca in tutti i modi possibili di raggiungere un equilibrio tra produttori e società civile. Mi spiego: l’obiettivo principale non è tanto quello di attribuire al vigneto una certificazione bio ‘fine a se stessa’, ma quello di rendere sostenibile l’intero territorio della Valle dei Laghi rispettando e facendoci rispettare come lavoratori e operatori della campagna, anche agli occhi della gente che su questo territorio ci abita.”

Largiller: il fiore all’occhiello di Cantina Toblino

Ad oggi il vino più rappresentativo di Cantina Toblino, insieme al Vino Santo, è il Largiller: un prodotto d’alta qualità ottenuto dalla Nosiola vendemmiata a fine settembre, dopo un processo di fermentazione e affinamento in botte grande di rovere per oltre 6 anni.

Il Largiller 2013 può già vantare numerosi premi nazionali ed internazionali, dai 94 punti James Suckling, passando per i 97 punti e la medaglia di platino Decanter, fino ad arrivare ai più recenti riconoscimenti di Slow Food e Gambero Rosso. Pur inserendosi in un progetto importante come il “Vènt” (nato dalla collaborazione di agronomi ed enologi del territorio per valorizzare al meglio la Valle dei Laghi, i vigneti ed i vitigni più vocati, il biologico, l’innovazione viticola ed enologica, ndr), il Largiller riesce a rispecchiare bene le tradizioni, l’attaccamento al territorio, le storie della viticoltura trentina. Il “mix generazionale” che si respira in questi campi, a metà tra la ventata d’innovazione e freschezza portata dai giovani e la cura appassionata dei più anziani, è certamente un ingrediente fondamentale per il grande successo di questa cantina.

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