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5 Maggio 2026

Trento Film Festival 2026: quando la montagna incontra il grande schermo

di: Loris Odorizzi

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La 74ª edizione si chiude con numeri da record, ma il festival è già proiettato verso nuove mete

C’è qualcosa di profondamente coerente nel fatto che un festival dedicato alla montagna, all’avventura e all’esplorazione non si lasci mai davvero alle spalle. Come chi raggiunge una vetta e subito punta lo sguardo verso quella successiva, il Trento Film Festival chiude un capitolo straordinario e già ne apre uno nuovo, senza concedersi un attimo di pausa. E i numeri di questa 74ª edizione — che si è conclusa domenica scorsa — parlano con la chiarezza cristallina di un cielo d’alta quota.

Una città trasformata in palcoscenico

Per nove giorni, Trento ha smesso di essere semplicemente una città e si è trasformata in qualcosa di più difficile da definire: un crocevia di storie, un punto di incontro tra chi la montagna la vive, la racconta, la studia o semplicemente la sogna dal basso. Gli oltre 18.000 ingressi registrati nelle sale cinematografiche rappresentano non solo un dato statistico, ma la misura concreta di un appetito culturale che cresce anno dopo anno, superando persino i già ottimi risultati dell’edizione precedente.

Le 42 proiezioni sold out — molte delle quali legate al Concorso principale e alla sezione dedicata al cinema coreano — testimoniano quanto il pubblico trentino, e non solo, abbia risposto con entusiasmo a una programmazione capace di coniugare rigore cinematografico e accessibilità. Quarantadue volte le luci si sono spente in sala con tutti i posti occupati: un risultato che pochi festival italiani possono vantare.

La Corea del Sud come finestra sul mondo

Scegliere la Corea del Sud come Paese ospite di questa edizione si è rivelata una delle mosse più azzeccate della direzione artistica. La sezione dedicata al cinema coreano ha catalizzato l’attenzione del pubblico in modo sorprendente, contribuendo in misura significativa al sold out di numerose proiezioni. Non è un caso: la cinematografia sudcoreana vive da anni una stagione d’oro riconosciuta a livello internazionale, e portarla in dialogo con la cultura della montagna e dell’avventura ha generato cortocircuiti creativi di grande fascino.

L’omaggio alla Corea non si è esaurito nelle proiezioni. Il Parco dei Mestieri – T4Future, in Piazza Fiera, ha inaugurato la propria apertura con un’esibizione di danza K-pop che ha dato il tono a una manifestazione capace di abbracciare culture lontane senza snaturare la propria identità. Nei nove giorni di attività, questo spazio dedicato alle nuove generazioni, alle scuole e alle famiglie ha superato le 13.000 presenze, confermandosi come uno dei punti di forza del festival.

Libri, sentieri e storie: il festival oltre le sale

Una delle caratteristiche che rendono il Trento Film Festival unico nel panorama delle manifestazioni italiane è la sua capacità di uscire dai confini fisici di un cinema e invadere lo spazio urbano — e non solo. Gli appuntamenti diffusi tra le piazze della città e le montagne circostanti hanno coinvolto più di 10.000 spettatori, tra chi ha scelto di iniziare la giornata con una sessione di yoga all’alba e chi si è avventurato negli Storytrekking, portando la narrazione direttamente nei boschi e sui sentieri.

MontagnaLibri, il salone dell’editoria di montagna allestito sotto il padiglione di Piazza Duomo, ha fatto registrare oltre 21.000 visitatori, superando il record dell’edizione precedente. Un dato che racconta di un pubblico non solo affamato di immagini in movimento, ma anche di parole scritte, di memorie d’alpinismo, di guide e racconti di viaggio. In un’epoca in cui si parla spesso di crisi della lettura, una manifestazione che riesce ad attirare ventimila persone in uno spazio dedicato ai libri di montagna merita di essere celebrata con la stessa attenzione riservata ai premi cinematografici.

Il festival come laboratorio del futuro

Particolarmente significativo è il dato relativo alle scuole: 1.500 studenti hanno partecipato in presenza alle proiezioni, mentre altri 900 hanno seguito il programma attraverso la piattaforma online, attiva ancora fino all’8 maggio. Numeri che rivelano una visione lungimirante: il festival non si accontenta di parlare a chi già ama la montagna, ma lavora per costruire il pubblico di domani, portando dentro le sale ragazze e ragazzi che forse non si sarebbero mai avvicinati spontaneamente a certi temi.

Sul fronte cinematografico, il direttore del programma Mauro Gervasini ha sottolineato un risultato che va ben oltre la dimensione festivaliera: alcuni dei film premiati dalla giuria hanno già ottenuto accordi di distribuzione sul territorio italiano, e a questi si sommano altri titoli provenienti dalle sezioni parallele. La platea dei distributori nazionali si è mostrata particolarmente attenta alla selezione complessiva, con una decina di pellicole entrate nel mirino degli operatori del settore. Il Trento Film Festival, insomma, non è solo una vetrina: è un incubatore, un punto di partenza per film che da qui inizieranno un percorso nelle sale di tutta Italia.

Il capitale umano, il vero cuore della manifestazione

A chiudere il cerchio ci pensano le parole della direttrice Luana Bisesti, che ha voluto richiamare l’attenzione su ciò che spesso rimane nell’ombra quando si celebrano i successi di un grande evento: le persone. Centinaia di individui — dipendenti stabili, collaboratori stagionali, volontari e tirocinanti — che per mesi lavorano nell’ombra per rendere possibile quello che il pubblico vive in nove giorni di programma. Un patrimonio umano e collettivo di cui la città di Trento può andare fiera, e che nessun dato di affluenza, per quanto eloquente, riesce davvero a raccontare fino in fondo.

E ora? Il viaggio continua

Come scherzosamente ha ricordato il presidente Mauro Leveghi, un festival dedicato all’esplorazione non può permettersi di fermarsi. Già tra pochi giorni — dal 7 al 9 maggio — il festival si sposta a Milano, al Cinema Arlecchino, in collaborazione con la Cineteca Milano. Poi sarà la volta di Bolzano, dall’8 al 12 giugno, con novità importanti sia nelle location sia nella programmazione, grazie al sostegno del Comune di Bolzano, della Camera di Commercio, della Provincia autonoma, del CAI Bolzano e di Fondazione UPAD.

E sullo sfondo, già si profila la 75ª edizione: dal 30 aprile al 9 maggio 2027, di nuovo a Trento, per soffiare su un numero tondo di candeline. Un traguardo che si raggiunge solo costruendo, anno dopo anno, qualcosa di solido e autentico. Esattamente come si scala una montagna: un passo alla volta, senza mai smettere di guardare in alto.

Per chi volesse recuperare alcune delle proiezioni, la piattaforma online del festival è ancora attiva fino all’8 maggio.

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Loris Odorizzi

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