10 Marzo 2021

Escursioni in primavera: Come vestirsi? Guida all’abbigliamento trekking

di: Luca Moschetta

Quale abbigliamento trekking scegliere per le tue gite ed escursioni in primavera?

Oggi scopriamo insieme come vestirsi al meglio per un’escursione primaverile.

Dopo un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate anche a quote relativamente basse ci stiamo avviando verso una promettente stagione di mezzo, speranzosi di poter godere a pieno delle nostre amate montagne.

La primavera è forse uno dei periodi migliori dell’anno per vivere la natura e la montagna: le giornate si allungano, le temperature aumentano e dopo mesi passati a indossare strati su strati di vestiti si può tornare a svestirsi.

Affrontare l’attività sportiva con il giusto abbigliamento trekking o meglio, con il giusto numero di indumenti, può fare una grande differenza nella riuscita di una giornata all’aria aperta e le “regole” da seguire sono davvero poche ed estremamente semplici.

Il troppo non va mai bene, specialmente quando si fa attività fisica, trovare il giusto equilibrio nella qualità e tipologia di indumenti ci consentirà di godere a pieno le nostre escursioni di primavera.

“Vestirsi a cipolla” gli strati sono il segreto!

Il concetto di vestirsi a strati o gergalmente “a cipolla” è molto semplice, le condizioni metereologiche e climatiche possono cambiare in maniera repentina, così come la nostra temperatura corporea può subire variazioni a seconda della difficoltà dell’attività svolta.

Per esempio: se siamo dei grandi amanti del dislivello è molto probabile che durante la salita non sia necessario indossare tutto l’abbigliamento trekking che ci siamo portati dietro a patto però di coprirci bene non appena raggiunta la cima o durante le pause.

Diverso il caso in cui scegliamo di compiere percorsi più semplici, o con pendenze meno elevate, che richiedono quindi uno sforzo fisico minore e di conseguenza un minore surriscaldamento del nostro fisico.

Normalmente il numero di strati che va a comporre il nostro outfit da trekking è composto da 3 strati, per uno strato possono esserci più di un indumento a seconda dell’altitudine e della temperatura che troveremo nel corso dell’escursione:

  • Strato interno (intimo) a diretto contatto con la pelle
  • Strato intermedio o mid-layer, di norma composto da una t-shirt a maniche lunghe o corte ed eventualmente da un pile o indumento più pesante come strato esterno
  • Strato esterno o guscio necessario a proteggerci prima di tutto da vento, neve e pioggia

Man mano che la stagione avanza e si va verso l’estate è buona cosa portare dietro un cambio per lo strato intermedio più interno (t-shirt o pile che sia) per indossarlo appena arrivati a destinazione, così da rimanere ben caldi e asciutti durante la sosta.

Sudare fa bene, rimanere bagnati no!

Ci teniamo a sottolineare questo aspetto, nelle stagioni di mezzo, come la primavera, può capitare di iniziare un’escursione con il bel tempo e il sole e terminarla con il sole calante e una temperatura diversa da quella che abbiamo trovato alla partenza.

Per questo motivo è importante scegliere sempre il giusto numero, la giusta tipologia di strati da indossare a seconda del momento della giornata, e il giusto abbigliamento trekking per evitare di trovarci bagnati e infreddoliti nel momento in cui il sole non scalda più come prima.

Per aiutarci in questo arduo compito arriva in nostro aiuto il primo strato o “base layer” che è quello forse più rilevante di tutti:

1. Strato interno o intimo

Nonostante sia spesso sottovalutato il consiglio che vi diamo è quello di non badare a spese per quanto riguarda lo strato interno: essendo a contatto diretto con la nostra pelle è quello che più degli altri aiuta a regolare la temperatura corporea e soprattutto a mantenerci asciutti.

Per l’abbigliamento trekking, esistono in commercio varie tipologie di materiali che sono di solito realizzati in tessuti sintetici che vengono differenziati per le zone del corpo che vanno a coprire.

La vestibilità di questo strato deve essere attillata e aderire perfettamente al nostro corpo senza ovviamente pregiudicarne i movimenti, inoltre è consigliabile che il capo scelto sia piuttosto lungo per evitare che durante i movimenti della camminata esca dai pantaloni e lasci quindi una parte di pelle scoperta.

Una piccola parentesi va fatta anche per quanto riguarda l’intimo vero e proprio (boxer o slip), esistono anche qui dei capi specifici ideati per la pratica di attività fisica che garantiscono una minore sudorazione e ci mantengono asciutti e di conseguenza meno soggetti a soffrire il freddo.

La differenza per questo abbigliamento trekking in termini di prezzo e qualità si noteranno soprattutto al termine dello sforzo fisico, normalmente un prodotto intimo di bassa qualità avrà un odore piuttosto sgradevole e risulterà meno asciutto di un indumento tecnico di fascia più alta.

2. Strato intermedio o mid layer

Per questo strato di mezzo ci sono varie alternative possibili che possiamo utilizzare, anche combinate, per essere sicuri di avere sempre la massima libertà di movimento e il miglior comfort:

  • T-shirt a maniche lunghe o corte
  • Pile/micropile o felpa in materiale tecnico (possibilmente traspirante per evitare di sudare eccessivamente)
  • Gilet
  • Piumino

La funzione principale dello strato di mezzo è quella di isolamento dal freddo e mantenimento del calore, si utilizzano principalmente filati e fibre leggere che abbiano la capacità di isolare bene dal freddo ma allo stesso tempo che possano asciugarsi in fretta all’occorrenza (acqua, sudore, neve, etc…).

Per la stagione primaverile, salvo eccezioni particolari, può andare bene la combinazione di un pile leggero abbinato ad un piumino esterno, per i più freddolosi volendo è possibile aggiungere un eventuale strato di mezzo che potrebbe essere per esempio una felpa leggera da indossare sopra al pile.

Questa combinazione ci consentirà di svestirci in un attimo per affrontare le parti più faticose del trekking, ed evitare così di sudare eccessivamente, allo stesso tempo nel caso in cui ci si sposti in zone meno soleggiate o quando si arriva a destinazione, basterà tirare fuori dallo zaino il piumino per essere sempre ben protetti e stare al caldo.

3. Strato esterno o guscio

Lo strato esterno come detto all’inizio dell’articolo è quello che ha la funzione di proteggerci prima di tutto dagli agenti atmosferici come vento e pioggia.

Nella stagione primaverile può capitare di imbattersi in giornate soleggiate ma dove la temperatura dell’aria non è ancora particolarmente alta e dove il freddo può farsi sentire.
Per questo motivo è sempre opportuno dotarsi di una giacca guscio o shell come si usa dire nel gergo più tecnico dell’abbigliamento (ndr: la traduzione dall’inglese di shell è scudo).

Lo strato shell può essere di due tipi:

  • Hard Shell
  • Soft Shell

La scelta di queste due tipologie di materiali dipende molto dalle condizioni atmosferiche ma principalmente dall’eventuale presenza di umidità e pioggia.

Le giacche Hard Shell garantiscono grande impermeabilità e resistenza all’acqua e permettono di proseguire il nostro trekking anche sotto una pioggia insistente (per quanto sia comunque sempre consigliabile evitare queste sgradevoli situazioni).

Solitamente questa tipologia di abbigliamento trekking non offre grandi proprietà in termini di calore poiché sono pensate principalmente per proteggere gli strati inferiori dagli agenti atmosferici, sono quasi sempre dotate di un cappuccio di buone dimensioni che ci aiuta a proteggerci ulteriormente.

Inoltre hanno cerniere posizionate nei punti strategici che possono essere aperte all’occorrenza in caso di necessità (per esempio se ci troviamo sotto ad una leggera pioggia ma la temperatura è comunque piacevole possiamo aprire le cerniere poste sotto alle ascelle ed evitare quindi un surriscaldamento eccessivo). Di contro questo tipo di giacche sono poco traspiranti e piuttosto rigide e quindi possono risultare più limitanti nei movimenti.

Un discorso diverso può essere fatto invece per i gusci Soft Shell che offrono ottime proprietà di protezione contro il vento e allo stesso tempo una buona traspirabilità e un buon calore.
Sono realizzate in materiali più morbidi e piacevoli al tatto e proprio per questo motivo risultano più flessibili e comode nei movimenti.

Il contro di questo tipo di gusci riguarda però la protezione da acqua e/o neve che risulta inferiore rispetto alle giacche Hard Shell, infatti per quanto la membrana esterna sia trattata con materiali idrorepellenti, i modelli Soft Shell dopo una prolungata esposizione inizieranno ad assorbire l’acqua e richiederanno molto più tempo per asciugarsi.

Quale abbigliamento trekking scegliere

Nel caso di un’escursione primaverile il nostro consiglio è quello di valutare bene in base alle condizioni meteo, se ci troviamo in una giornata senza nuvole ma con temperature ancora fredde possiamo scegliere di utilizzare un guscio Soft Shell che ci garantirà un ottimo calore ed una buona protezione dal vento.

Se invece siamo in un percorso misto dove troviamo ancora residui di neve, umidità o possibile pioggia, il guscio Hard Shell è sicuramente la scelta migliore, possiamo puntare sull’aggiunta di un capo in più nello strato di mezzo (mid layer) per essere sicuri di rimanere sempre perfettamente asciutti e al caldo.

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AUTORE DEL POST:

Luca Moschetta

Appassionato di ciclismo e montagna segue la comunicazione di Girovagando in Trentino insieme al team di WDStudio. Sempre alla ricerca di nuovi KOM su Strava.

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