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Attività:

Trekking

Cima Larici Cima Portule Cima Dodici Monte Ortigara

  • Difficoltá
    Difficile
  • Durata:
    oltre le 8h ore
  • Lunghezza
    35 km
  • Dislivello
    1000 m
  • Altitudine Massima
    2336m slm

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Mega escursione lungo la Catena delle Cime della Valsugana

Presentiamo questa settimana una mega escursione di 35 km lungo le Cime della Valsugana che fanno da confine tra il Trentino e il Veneto. Si concatenano le quattro vette principali: Cima Larici m 2038, Portule m 2308, Cima Dodici m 2336 (la più alta della catena) e Ortigara m 2106. Non ci sono difficoltà tecniche di sorta ma per la lunghezza del percorso è necessaria resistenza e ottima forma fisica.

Da Cima Larici all’Ortigara

L’itinerario percorre la catena di cime che divide la Valsugana a nord con l’Altopiano dei Sette Comuni a sud. Durante la Grande Guerra queste montagne considerate strategiche furono teatro di spaventose carneficine per il controllo del territorio, culminate con la tremenda Battaglia dell’Ortigara nel giugno del 1917, in cui caddero ben 30.000 soldati.

L’immenso e desolato altopiano carsico a sud del Monte Ortigara e di Cima 12, caratterizzato da una infinita distesa di piccole valli, colline, dossi, gole, doline, montagne, boscaglie di mughi, è ricchissimo di reperti bellici. Si possono osservare ovunque trincee, fortificazioni, resti di caserme, gallerie, cippi, strade, cimiteri militari. Questi reperti ed i luoghi in cui gli eserciti erano accampati costituiscono un grandioso museo all’aperto: l’Ecomuseo della Grande Guerra.

Traversata all’Ortigara

Questa lunga escursione si può spezzare eventualmente in due giorni, dormendo al Bivacco Busa delle Dodese m 2050. La partenza è da Malga Larici m 1625 (per i trentini, si scollina il Passo Vezzena e si scende per la Val D’Assa fino al bivio per Malga Larici) dove si parcheggia. Di qui con percorso “libero” fuori sentiero si risale la dorsale nord con bosco rado fino a Cima Larici m 2038. Ora inizia la traversata vera e propria, seguendo il sentiero 209 che corre sul crinale con vari saliscendi cala leggermente fino a Porta Renzola m 1949. Di qui il sentiero diventa 826 e sale il ripido versante nord-occidentale del Portule fino Punta Kempel 2295, quindi in breve a Cima Portule m 2308.

Qui il panorama comincia a farsi grandioso, verso ovest si intravede il prossimo obiettivo, Cima Dodici. Si cala ora facilmente per i prati fuori sentiero a ridosso della cresta nordovest, fino alla Porta Trentina e quindi alla Bocchetta Kempel m 2151 dove si incontra il sentiero 208. Inizia quindi una lunga traversata in costa, pressoché pianeggiante, fino alla base di Cima Dodici, dove il 208 si biforca. Una breve salita di circa 20-30 minuti sul fianco est su sentiero ripido e ghiainoso, non difficile, permette di arrivare alla cima più alta di tutta la catena e della provincia di Vicenza: Cima Dodici o Cima Ferozzo m 2336.

Il nome “Cima Dodici” deriva dal fatto che alle ore 12 proietta un cono d’ombra sul sottostante paese di Borgo Valsugana. Impressionante la visione lunare dell’Altopiano che si distende a perdita d’occhio verso sud. Si prosegue il cammino scendendo da Cima Dodici per riprendere il sentiero 208 che compie un’altra lunga traversata in costa per lande desolate e rocce carsiche abbacinanti fino al Bivacco Busa delle Dodese m 2050. Il bivacco (vedi interno) sorge in una bella radura erbosa pianeggiante, alla confluenza col sentiero 211 che sale dalla ripidissima Val delle Trappole.

Attenzione non c’è acqua potabile ma solo quella piovana raccolta dalla falda del tetto in un bidone di plastica. Arrivando al bivacco il sentiero sembra che si volatilizzi, in realtà prosegue, con numero 206, a monte del manufatto e sale per circa 100 m di dislivello scollinando per una forcella a sud di Cima Undici. Segue un’altra lunga traversata in costa fino al passo di Castelnuovo e al baratro spaventoso del canalone tra Col del Pra e Monte Castelnuovo.

Si prosegue ora, ancora in costa e in leggera discesa, verso il Passo di Val Caldiera a m 2024. Ancora un ultimo sforzo, si prende il sentiero 839 che conduce in leggera salita sull’ampia e desolata cima dell’Ortigara m 2106. Sulla cima ci sono due cippi commemorativi, a distanza di 1 km uno dall’altro, quello austriaco e quello italiano. Panorama a parte e qualche trincea sul versante a picco sulla Valsugana, qui non c’è molto altro da vedere: si dice che la cima sia stata “spianata” di ben 8 metri a furia di bombardamenti.

Interessanti i cippi esplicativi le tabelle dell’ecomuseo, piazzate nei luoghi più significativi, che spiegano le varie posizioni delle forze in campo e le fasi di quella che è passata tristemente alla storia come La Battaglia dell’Ortigara.

Il ritorno verso Bocchetta Portule

Dopo adeguata sosta per rifiatare, ci aspetta ora un lungo ritorno. La via di rientro in realtà è abbastanza semplice poiché si svolge, tranne la breve parte iniziale su sentiero, interamente per strade militari. Fortunatamente le indicazioni sono sempre presenti e ben segnate da cartelli. Dalla Cima Ortigara si prende dunque il sentiero 839 per la Val Agnella, dove si cala leggermente fino ad un bivio per prendere la diramazione verso ovest, che conduce alla lunghissima strada militare che si snoda per circa 15 km.

La strada asseconda le infinite ondulazioni dello sconfinato Altopiano, contrassegnato da innumerevoli “buse”, ovvero profondi avvallamenti nel terreno che hanno nomi singolari: Busa del Lunf, Busa del Cavallo, Busa della Neve, Busa dell’Orco, Busa del Ghiaccio, Busa della Lepre, Busa della Capra, Busa del Can, Busa del Morto, Busa della Bruttina eccetera. Qua e là si aprono pozzi e “abissi”, ovvero le grotte, le doline e gli inghiottitoi tipici del terreno carsico: a sudest di Cima della Caldiera esiste l’Abisso di Malga Fossetta, tra i più profondi del Veneto con ben oltre 900 metri di profondità!

Durante il rientro ci sono alcuni punti cruciali a cui prestare attenzione: il primo è il Fontanello del Cuvolin, l’unica sorgente disponibile in tutto il tragitto, peraltro ridotta ad un esile rigagnolo (un’altra fontana è alla Bocchetta di Portule ma spesso è secca). Quindi l’importante Bivio Italia, con poderosi cippi in pietra che segnano la strada intitolata al Kaiser Karl, dove si segue la diramazione ovest, poi i resti del grande accampamento di Campo Gallina, infine il Bivio di Campo Gallina dove finalmente si prende la diramazione che ci porta all’agognata Bocchetta del Portule 1937 (gallerie italiane con postazioni di artiglieria), dove con un’ultima ora abbondante di marcia si rientra finalmente a Malga Larici.

Questa fantastica ed epica escursione, specialmente se fatta in un giorno, rimarrà senz’altro scolpita nella memoria. Dislivello almeno 1000 m (per i molti saliscendi), lunghezza 35 km.

Ecomuseo della Grande Guerra
La Battaglia dell’Ortigara

Se sei interessato ad altre escursioni in Trentino sia invernali sia estive visita la nostra pagina ESCURSIONI.

testi e foto di Alessandro Ghezzer

© Copyright 2001-2010 – E’ vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione – Tutti i diritti riservati / All rights reserved

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